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Dialetto siciliano: espressioni e modi di dire popolari

Dialetto siciliano: espressioni e modi di dire popolari

La bella Italia, conosciuta in tutto il mondo per l’arte, la pizza, il vino, la moda, la ricchezza geografica e… la varietà linguistica. Ogni regione ha infatti il suo dialetto e le sue particolarità linguistiche, spesso molto riconoscibili e simbolo dell’identità e delle origini che ognuno di noi porta con sé.

Una vera e propria lingua

Riconosciuto come lingua madre dall’UNESCO, il siciliano è considerato “l’insieme dei dialetti meridionali estremi, quindi l’insieme dei dialetti siciliani, della Calabria centro-meridionale e del Salento”. È considerata quindi come una vera e propria lingua da attenzionare, tanto da essere riconosciuta anche come lingua vulnerabile ed essere iscritta nell’Atlas of the World’s Languages in Danger

Un ulteriore riconoscimento, inoltre, arriva dalla International Organization for Standardization, organizzazione mondiale che definisce le norme tecniche, che ha assegnato al siciliano il codice ISO 639-3 scn, che lo denota come un dialetto poco semplice.

 Una storia di mix e incontri

I dialetti sono l’essenza dei popoli che vivono determinate aree geografiche. Rappresentano anche i mix delle culture che spesso si intrecciano in un certo territorio. Il siciliano, in effetti, ha origini neolatine, ma porta con sé numerose influenze linguistiche: quella della lingua greca, in primis, e poi quella della lingua araba, che si mischiò perfettamente con l’arrivo dei musulmani nell’827. 

Ci troviamo in una Sicilia trilingue, a cui si affianca poi l’utilizzo della lingua romanza locale, il siciliano antico. Non si possono poi dimenticare le influenze legate alla dominazione angioina del 1282 e all’invasione spagnola del 1516. La storia e le dinamiche geografiche sono quindi punti chiave per descrivere le origini di una lingua quasi multietnica

Non sorprende allora un’altra caratteristica del dialetto siciliano: quella di avere al suo interno delle varianti metafonetiche in base alla zona. Non a caso, si possono fare delle distinzioni tra il dialetto occidentale, per descrivere quello utilizzato nelle zone di Palermo e Trapani, quello agrigentino, parlato, appunto, nella provincia di Agrigento, quello sudorientale, della zona di Ragusa. E ancora, il messinese, il pantesco e l’eoliano

Salviamo il dialetto siciliano: Sicilian Says 

I progetti che hanno a cuore la salvaguardia del siciliano tra le generazioni sono numerosi. 

Tra questi, citiamo Salviamo il Siciliano, con il suo dizionario e la sua sezione interamente dedicata ai tipici modi di dire del dialetto, e Cademia Siciliana, associazione no-profit apolitica nata nel 2016 a Trapani.

Un altro progetto 100% Made in Sicily è quello di Sicilian Says, che “nasce per aiutare i non siciliani a comprendere il siciliano e per permettere ai siciliani di mantenere vivo il legame con la propria lingua”.

La particolarità di Sicilian Says sono le pubblicazioni di espressioni tipiche siciliane spiegate in lingua inglese, per raggiungere anche quella fetta di pubblico non italiano affezionato alla Sicilia. Un esempio è la tipica parola “futtitìnni”, spiegata con un simpatico “don’t worry”.

Non dimentichiamo poi tutti quegli altri progetti che vogliono tenere vivo il dialetto in forme diverse, avvalendosi, ad esempio, della musica.

Il dialetto siciliano è l’insieme di tutti i popoli che hanno attraversato e vissuto l’isola. È un elemento fortemente identitario, che rappresenta le origini e le radici di chi ancora lo parla ed esprime la varietà e la complessità sociale e culturale della Sicilia.

 

di Beatrice Saura

Immagine in apertura di Sicilian Says

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